RECENSIONE DELLA MOSTRA TENUTASI A PALAZZO DEL GOVERNATORE PARMA

“Sabato scorso trovandomi a passeggiare per il centro di Parma ho notato che a Palazzo del Governatore era presente una mostra fotografica fortunatamente gratuita intitolata i “Labirinti della Visione” del fotografo Luigi Ghirri, conoscevo già il suo lavoro infatti quando ho iniziato a dedicarmi alla fotografia amatoriale oramai nel lontano 1990 è stato uno dei primi fotografi di cui ho visionato i lavori soprattutto perché abitando anch’io nella Provincia di Reggio Emilia, mi era stato consigliato come spunto essenziale essendo lui diventato un “MAESTRO DI FOTOGRAFIA INTERNAZIONALE”.

Abitando a soli venti chilometri di distanza mi è stato possibile non solo conoscere e visionare le sue “OPERE” ma anche vedere di persona alcuni dei luoghi che ha fotografato e conoscere alcune persone inserite nell’ambiente della fotografia Reggiana con cui ha collaborato che hanno raccontato storie molto interessanti, alcuni si spingevano a paragonarlo a Picasso nel suo periodo futurista, altri controbattevano asserendo che però Picasso sapesse anche dipingere quando voleva, questi ultimi hanno anche aggiunto diversi racconti su come Ghirri fosse stato supportato e sponsorizzato a diventare famoso, asserendo che senza determinate conoscenze sarebbe rimasto nulla di più che un fotografo amatoriale di provincia, in pratica le opinioni in quei tempi come oggi si dividono in due, chi vede arte pura in ogni fotogramma delle opere di Luigi Ghirri e chi non lo considerava nemmeno un fotografo giudicando le sue immagini banali e spesso tecnicamente sbagliate per questo non di certo opere d’arte (la mostra a Palazzo del Governatore è piena di queste fotografie assolutamente banali e tecnicamente sbagliate , è come se i curatori della mostra fotografica avessero voluto mettere assieme tutti i peggiori lavori di questo “artista” tralasciando scientemente i lavori che possono realmente essere considerati opere d’arte).

Cosa dovrei scrivere:

Luigi Ghirri è stato uno dei fotografi italiani più influenti del XX secolo, conosciuto per la sua capacità di trasformare l’ordinario in straordinario attraverso la fotografia. Nato a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1943, Ghirri ha iniziato a lavorare come fotografo negli anni ’60, quando la fotografia era ancora considerata una forma d’arte emergente e sperimentale.

Sicuramente è stato influenzato dal movimento della “fotografia oggettuale” che si sviluppò in Europa negli anni ’60 e ’70, dove l’attenzione era rivolta alla realtà immediata e alle cose che ci circondano. Ghirri ha sempre cercato di catturare la bellezza dell’ordinario, del quotidiano, e di mostrare come l’arte possa essere presente ovunque, anche nelle cose più comuni.

Nella sua città natale, Ghirri ha lavorato come fotografo presso l’Istituto di cultura fotografica della Regione Emilia-Romagna. Qui, ha incontrato numerosi artisti e fotografi che lo hanno influenzato, tra cui Ugo Mulas, uno dei maggiori fotografi italiani dell’epoca.

La fotografia di Ghirri era unica nella sua capacità di catturare l’essenza delle cose. Egli utilizzava la fotografia per creare immagini che, anche se erano di oggetti comuni, avevano una qualità artistica unica e straordinaria. Le sue fotografie erano spesso caratterizzate da colori vivaci e contrastanti, che trasmettevano l’emozione del momento catturato.

Tuttavia, la sua arte non era ben accolta da tutti. In un’epoca in cui la fotografia veniva considerata principalmente come un mezzo di documentazione, le opere di Ghirri erano spesso criticate dai critici d’arte e dai fotografi più tradizionali. Le sue fotografie venivano considerate troppo “esoteriche” e “intellettuali”, e non venivano apprezzate dalla maggior parte del pubblico.

Cosa non dovrei scrivere:

Parto dal fatto acclarato che Ghirri sicuramente è stato un innovatore per la fotografia concettuale contestualizzando i suoi lavori in un determinato periodo storico fortemente innovativo per il mondo della fotografia ciò non toglie che le sue immagini siano noiose, ripetitive e talvolta tecnicamente sbagliate, quest’ultima non è accettabile da chi è considerato un “MAESTRO”, aggiungo, la sua estetica minimalista e la scelta di soggetti comuni come paesaggi urbani e oggetti quotidiani con la sua visione interpretativa ha reso le sue immagini poco accessibili e veramente molto poco interessanti di certo non opere d’arte. Una fotografia può essere bella, ben eseguita oppure brutta e tecnicamente sbagliata ma comunque genera in noi sentimenti e sensazioni contrastanti, le immagini esposte a Palazzo del Governatore invece mi hanno lasciato totalmente indifferente come se non esistessero nemmeno .

Dal mio punto di vista Luigi Ghirri è sicuramente un “artista” sopravvalutato, la cui fama è stata costruita grazie all’appoggio di una ristretta cerchia di intellettuali, ingraziandosi la critica per mezzo di amicizie, la maggior parte delle sue immagini sono semplicemente banali, senza alcun valore artistico, la sua fama è il risultato di una sorta di gioco di prestigio unito alla giuste conoscenze senza le quali sarebbe rimasto sconosciuto come il 99% dei fotografi amatoriali, del suo lavoro salvo solo un 20% che ammetto queste poche immagini sono vere e proprie opere d’arte innovative per il mondo della fotografia, ma si sa anche un orologio otto segna l’ora esatta due volte al giorno quindi un’esiguo e molto ristretto numero di immagini ben riuscite non giustifica il mito che si è creato attorno a questo personaggio consacrandolo a uno dei  “MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA” più importanti, 

La fotografia di Ghirri viene descritta mitizzandola come una delle forme d’arte più importanti del XX secolo. Le sue immagini sono state e vengono ancora esposte in numerose mostre e gallerie d’arte in tutto il mondo non a caso ancora oggi piovono numerose le critiche da parte di famosi fotografi sul suo modo di interpretare la fotografia moderna, Anche tra le persone che visionano le sue immagini la divisione è molto netta, vero artista / fotografo sopravvalutato, una cosa è certa e sicuramente ben visibile presso la mostra presentata a Palazzo del Governatore di Parma, Ghirri non ha saputo trasformare l’ordinario in straordinario attraverso la fotografia, o comunque non in questa mostra fotografica, questo non solo a causa della scarsa qualità delle immagini, molta della responsabilità è dei curatori della mostra che hanno esposto una nutrita selezione delle peggiori e meno rappresentative immagini di questo fotografo.

La fotografia di Luigi Ghirri è il risultato del periodo storico in cui è vissuto, con le sue immagini che erroneamente vengono ancora considerate tutte e dico proprio tutte (non solo alcune come sarebbe più corretto affermare) “opere d’arte”. In questa mostra a Palazzo del Governatore i curatori per mezzo delle opere del “maestro Ghirri” sono riusciti a concretizzare il pensiero di Piero Manzoni che considera che il vero valore simbolico di un’opera risieda nel rapporto con il corpo dell’artista (è l’artista a essere sacralizzato dal mercato), le cui manifestazioni assumono dunque, nella dimensione del paradosso critico, un valore equivalente a quello delle reliquie, in parole povere: la merda va bene, purché sia d’artista.

La fotografia è un’arte che spesso richiede una grande immaginazione, talento e una profonda conoscenza tecnica, ma non sempre è così. In alcuni casi, molti “ARTISTI” sono diventati famosi grazie alle loro amicizie politiche piuttosto che al loro talento.

Questa pratica non è nuova, ed è sempre esistita soprattutto nel mondo dell’arte e della cultura. Tuttavia, è un fenomeno particolarmente evidente soprattutto nel mondo della fotografia, dove l’accesso a certi ambienti o personaggi può portare a una grande visibilità mediatica.

Alcuni fotografi sono diventati famosi grazie alle loro amicizie per lo più politiche, utilizzando il loro ruolo per promuovere i propri lavori. Questo tipo di strategia di marketing, spesso vede la pubblicazione di libri di fotografia sponsorizzati da fondi regionali alla cultura, oppure la realizzazione di mostre fotografiche sponsorizzate da enti o istituzioni regionali, statali o direttamente politiche.

Questo tipo di promozione spesso non garantisce una buona qualità artistica sufficiente a giustificare il dispendio di risorse pubbliche, molti fotografi o artisti che godono di questo tipo di promozione diventano famosi oscurando e togliendo possibilità ai veri talenti di avere accesso ai pochi fondi messi a disposizione dallo stato italiano .

Questo fenomeno, purtroppo, si verifica in molti ambiti culturali non solo nella fotografia contemporanea, dove la visibilità mediatica e il successo sono spesso dettati dalle relazioni personali e dalle connessioni politiche, piuttosto che dalla qualità del lavoro.

In definitiva , il fatto che alcuni fotografi siano diventati famosi grazie alle loro amicizie del partito politico di turno non dovrebbe e non deve intaccare il valore dell’arte fotografica in generale. Tuttavia, è importante che la promozione dell’arte sia basata sulla qualità dell’opera piuttosto che sulle connessioni personali, in modo da garantire la promozione degli artisti più talentuosi e creativi.

Dopotutto però, pensandoci bene, chi di noi fotografi amatoriali o anche a partita iva non desidera essere inserito nelle giuste cerchie di persone influenti e sponsorizzato da enti culturali locali e regionali, chi di noi non sarebbe pronto a fare carte fase per entrare in queste ristrette cerchie di personaggi influenti, in fin dei conti in ogni persona che crede nel proprio lavoro artistico, nel suo profondo c’è un piccolo Ghirri che cerca di farsi strada.

Non so se è vero che Ghirri sia stato “sponsorizzato” come affermano persone che lo conoscevano, forse lo dicono solo per invidia ma sicuramente visionando mostre come quella presentata al Palazzo del Governatore di Parma ne l oramai lontano2023, il dubbio mi viene!

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4 risposte a “LABIRINTI DELLA VISIONE. (LUIGI GHIRRI 1991)”

  1. Ciao! Ho apprezzato molto la tua recensione della mostra “Labirinti della Visione” di Luigi Ghirri al Palazzo del Governatore. La tua analisi dettagliata e le opinioni polarizzate che hai menzionato evidenziano davvero la complessità del lavoro di Ghirri. Anche senza aver visitato la mostra, riesco ad apprezzare come Ghirri trasformi l’ordinario in straordinario. Concordo sul fatto che l’arte sia soggettiva, e il modo in cui sfida le nostre percezioni del quotidiano è affascinante.
    Ho trovato interessante la critica sulla curatela della mostra. Forse la selezione delle “peggiori” foto è un modo per farci vedere oltre la tecnica, cercando il vero spirito dell’opera di Ghirri.
    Grazie per aver condiviso le tue impressioni! Il tuo testo è stato ispirante e mi ha fatto venire voglia di conoscere meglio questo fotografo innovativo.

    1. Avatar Giuliano Domenichini
      Giuliano Domenichini

      Ciao! Ti ringrazio per il tuo commento così dettagliato e per le tue osservazioni sulla mostra “Labirinti della Visione”. È bello sapere che l’articolo ti ha ispirato a conoscere meglio Luigi Ghirri.

      Vorrei aggiungere che ho avuto la fortuna di partecipare a tre delle sue lezioni sulla fotografia, un’esperienza che ha arricchito la mia comprensione del suo lavoro. Pur riconoscendo il valore delle sue opere, ammetto di pensare che, in alcuni aspetti, sia un fotografo sovrastimato. Tuttavia, non ho nulla contro di lui o il suo approccio artistico.

      Concordo con te sull’importanza dell’arte come esperienza soggettiva e su come la curatela della mostra possa aprirci a nuove interpretazioni. La tua riflessione sulla selezione delle “peggiori” foto è particolarmente interessante; potrebbe effettivamente aiutarci a cogliere il vero spirito dell’opera minimalista di Ghirri.

      Grazie ancora per il tuo contributo al dibattito! E mi dispiace se rispondo solo ora, ma sono stati mesi davvero frenetici.

      1. Grazie per la tua risposta e per aver condiviso l’esperienza delle lezioni con Ghirri, deve essere stato davvero interessante ascoltare direttamente il suo punto di vista sulla fotografia! Immagino che questo ti abbia permesso di vedere il suo lavoro sotto una luce diversa, nonostante le critiche che possono esserci. Sono d’accordo con te, la curatela gioca davvero un ruolo importante, e forse la scelta di inserire queste foto “meno perfette” potrebbe essere una provocazione, un modo per farci guardare il suo lavoro da una prospettiva diversa. È curioso come una mostra possa cambiare il nostro modo di percepire l’artista a seconda di ciò che viene esposto. Mi ha fatto riflettere anche il fatto che, pur essendo un nome importante, ci sia ancora questa divisione di opinioni sul suo valore. Forse è proprio questo il bello dell’arte, la capacità di creare discussioni e punti di vista contrastanti. Grazie ancora per questa conversazione

  2. Avatar paoloruffini103
    paoloruffini103

    ho visto quella mostra e hai ragione su tutto, Ghirri si ha fatto la storia ma sicuramente è molto se non troppo sopravvalutato, un bravo fotografo che senza appoggi di amici critici e politicanti da quattro soldi non avrebbe cavato un ragno da un buco con le sue fotografie, ma questo è questo falso mondo che abbiamo creato e per l’appunto una mostra con una cozzaglia insulsa di fotografie che mia nonna avrebbe potuto benissimo fare meglio in una gita della coldiretti sinceramente una mostra così pessima non l’avevo mai vista, in pratica hanno voluto dare ragione a quelli che pensano che Ghirri sia solo fumo, e lo è!

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