Viviamo sospesi tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il presente, se davvero esiste, scivola via troppo in fretta per essere compreso, troppo impalpabile per essere vissuto appieno. Eppure, da fotografo, so che esiste un gesto capace di dare forma a quell’attimo: scattare una fotografia.

“Seduti nell’apparente immobilità di uno scatto, due presenze — una donna e una statua — condividono un istante che, per l’una, è un frammento di futuro già passato, per l’altra, un ricordo impresso nel bronzo. Un attimo cristallizzato, che resiste al tempo.”
La Fotografia Come Atto Filosofico
Per me, la fotografia non è un mestiere, né un’arte. È un atto filosofico. Un gesto di resistenza contro il tempo che scorre e dimentica. È la mia maniera di dire: “questo è accaduto, io l’ho visto, io c’ero”.

Il Presente: Un Miraggio Temporale
Viviamo costantemente proiettati nel futuro. Ogni gesto, ogni pensiero, ogni scelta è orientato a ciò che verrà. Il presente, così come lo immaginiamo, è solo un confine sottile tra il già accaduto e il non ancora. Ed è proprio in quel battito d’ali che la fotografia interviene: lo ferma, lo fissa, gli dà forma e memoria.
La Fotografia Come Testimonianza del Reale
Ogni mio scatto è un frammento di vita sottratto all’oblio. Ricordo un anziano marocchino, fotografato mentre usciva lentamente dalla sua abitazione in terra cruda. I suoi passi erano lenti, ma pieni di dignità. Non disse nulla, ma il suo sguardo raccontava tutto: la fatica, il sole, i figli lontani, le preghiere sussurrate all’alba. Oggi quella fotografia è nel mio studio: non come trofeo, ma come presenza viva. Una memoria che cammina.

Antropologia dell’Immagine: L’Uomo e la Lotta Contro il Tempo
Fin dalle pitture rupestri, l’uomo ha cercato di trattenere ciò che fugge. La fotografia è l’estensione moderna di questo desiderio: dire “io c’ero” anche quando non ci saremo più.
In molte culture, l’immagine ha un valore sacro. I ritratti post-mortem dell’Ottocento, le fotografie di famiglia tramandate come reliquie: non sono semplici decorazioni, ma testimonianze, identità in forma visiva.
Il Presente Mentale e l’Ancora Fotografica
La psicologia ci dice che il presente è un costrutto mentale. Quando guardiamo una fotografia, la mente riconosce in essa un presente possibile. Non importa se l’attimo è passato: l’immagine lo rende di nuovo reale. È questo il potere profondo della fotografia.

Quando l’Immagine Non È Più Reale
Ma cosa accade quando l’immagine che vediamo non è mai esistita? Quando l’immagine non è più testimonianza, ma illusione?
Intelligenza Artificiale e Fine dell’Autenticità
L’intelligenza artificiale ha inaugurato un nuovo paradigma: immagini perfette, costruite senza esperienza, senza emozione, senza verità. Non nascono da uno sguardo, da un errore, da un tempo vissuto. Sono generate. Belle, sì. Ma vuote. E, per quanto mi riguarda, disumane.
Non raccontano, non tremano. Non ricordano.
L’Immagine Come Proiezione del Desiderio
Oggi l’immagine è sempre più spesso uno specchio del desiderio, non della realtà. Filtri, ritocchi, intelligenza artificiale: tutto serve a correggere, a costruire, a nascondere. Ma costruendo troppo, perdiamo l’essenziale. Perdiamo noi stessi.
Viviamo in una mitologia visiva dove ogni volto è perfetto, ogni paesaggio epico, ogni attimo coreografato. Ma dietro questa perfezione si cela il vuoto: l’incapacità di guardare davvero.
L’Immagine Senza Autore
Con la generazione artificiale, l’immagine si è staccata dall’autore. Le fotografie senza autore non hanno anima. Dove non c’è esperienza, non può esserci memoria. Dove non c’è verità, non può esserci autenticità.
Il rischio? Perdere il senso stesso del vero. In un mondo in cui tutto è costruito, nulla è più credibile.
Contro l’Estetica del Set e dell’Editing Eccessivo
Non tutto ciò che viene chiamato “fotografia” lo è davvero. Oggi molti “maestri” della fotografia si limitano ad allestire un set, curare ogni dettaglio con precisione, selezionare luci, pose, ambienti… per poi premere il pulsante.
Non nego la loro abilità, ma quella non è fotografia. È creazione visiva. È progettazione concettuale che utilizza il mezzo fotografico. Non è un atto di osservazione, ma di costruzione. Non c’è spontaneità, non c’è sorpresa. È una messinscena. È un’immagine, non una fotografia.
E lo stesso vale per chi edita ossessivamente ogni scatto. Se togli la rugosità della pelle, la polvere sulle scarpe, la nebbia che sfuma un volto… cosa rimane? Un’illusione. Una bugia lucida, esteticamente perfetta ma emotivamente sterile.
Riscoprire l’Imperfezione Come Forma di Verità
Contro questa deriva, serve una rivoluzione silenziosa. Servono fotografie vere: sfocate, storte, imperfette. Ma oneste.
Perché è lì che vive la verità. La verità non è mai levigata. È fatta di errori, di incertezze, di sguardi catturati per caso. Di umanità.
La Fotografia Come Etica dello Sguardo
La fotografia non è solo tecnica. È una scelta etica. Scattare una foto è decidere cosa salvare dal nulla. È dire: questo vale.
📷 Fotografare non è semplicemente vedere. È riconoscere. È testimoniare.
Se sei arrivato fin qui, forse anche tu senti che qualcosa si è perso. Che tra il vedere e il credere, oggi, ci sia un abisso. Che la fotografia – quella autentica, imperfetta, viva – abbia ancora qualcosa da dire.
Allora ti invito a fare un gesto semplice, ma radicale: prendi in mano la tua macchina fotografica e cerca il presente. Non l’attimo spettacolare, non la perfezione estetica, ma il momento vero. Quello in cui accade qualcosa di reale.
Scatta con sincerità. Guarda con attenzione. Non costruire: riconosci.
Perché ogni volta che premi l’otturatore, stai scegliendo cosa merita di restare. E, in un mondo che ci abitua alla finzione, questa scelta ha un peso enorme.
Scegli di essere testimone. Scegli la realtà, anche quando è fragile. Perché è solo lì, in quell’imperfezione, che abita la verità.
E la fotografia, dopotutto, nasce proprio per questo: per ricordarci che il presente, per un attimo, è esistito davvero.
Link Utili per Approfondire




“Queste sono solo alcune delle riflessioni che questo tema così attuale e complesso suscita in me. Nei prossimi articoli, mi impegnerò ad approfondire alcune di queste domande, condividendo con voi ulteriori pensieri e spunti. Nel frattempo, sono estremamente curioso di conoscere le vostre opinioni e le vostre esperienze. Cosa ne pensate? Lasciate un commento qui sotto e partecipate alla discussione!”





