Un Viaggio tra Fotografia, Natura e Memoria
Per tutti gli appassionati di fotografia naturalistica e meraviglie della terra, oggi vi accompagno in un viaggio unico: dentro una pietra. Sì, avete capito bene. Una pietra, però, molto speciale. Si chiama geode settaria, (septarian noduleed) è una delle forme geologiche più affascinanti che io abbia mai avuto l’onore di fotografare.
Come fotografo, il mio obiettivo è sempre catturare l’essenza nascosta delle cose. Ma in questo caso, è stato il soggetto stesso a rivelare la sua luce. Questa still life geologica è un omaggio visivo alle “Pietre del Drago”, così soprannominate per le loro fessurazioni affascinanti e misteriose.
Cos’è una Geode Settaria?
Immaginate una semplice roccia, apparentemente anonima, magari di forma sferica o ovale. E ora immaginate di tagliarla a metà. Al suo interno, vi sorprenderà un mondo scintillante fatto di cristalli di quarzo, calcite o aragonite, disposti come in un mosaico naturale.
Le fratture interne, chiamate septa, sono ciò che la rende unica: sembrano linee disegnate da un artista astratto, ma sono frutto di un equilibrio naturale tra chimica, pressione e tempo.
Una vera e propria opera d’arte naturale, pronta per essere fotografata in macro, retroilluminata o in light painting.

📚 Approfondimento Scientifico: Le Geodi Settarie e le “Septarian Nodules”
Sebbene il termine “geode settaria” non sia un nome mineralogico ufficiale, viene comunemente utilizzato da collezionisti e geologi per indicare un tipo particolare di geode caratterizzata da una struttura interna fessurata. Queste fratture, chiamate septa (dal latino setto, ovvero “divisione”), formano segmentazioni interne riempite da bande minerali di colore e composizione diversa, spesso a contrasto visivo spettacolare.
Nel contesto scientifico internazionale, queste formazioni sono note come “septarian nodules”, ovvero noduli settari. Si originano solitamente in ambienti sedimentari, quando bolle di gas, cavità organiche o altri spazi vuoti all’interno di sedimenti argillosi vengono lentamente riempiti da minerali cristallizzati come:
- Calcite
- Aragonite
- Quarzo
- Barite
- Pirite
Durante il processo di solidificazione e disidratazione, il materiale interno può contrarsi e creare crepe radiali e concentriche. In seguito, nuovi flussi minerali vanno a riempire queste fratture, dando origine al tipico aspetto “a mosaico” o “a ragnatela”, che tanto affascina chi le osserva da vicino.
Dal punto di vista geochimico, le geodi settarie sono vere e proprie testimonianze dei cicli di mineralizzazione e dei mutamenti climatici e idrogeologici avvenuti nel corso di milioni di anni. La loro presenza in contesti come l’Appennino Tosco-Emiliano offre spunti importanti anche per lo studio delle dinamiche tettoniche e dei bacini sedimentari antichi.
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La Lenta Danza della Formazione
Queste formazioni non si creano in pochi anni, né in poche generazioni. Sono testimoni geologici di processi millenari. Le geodi settarie nascono in cavità all’interno di rocce sedimentarie, formatesi da bolle di gas o materiali organici in decomposizione.
In queste cavità si infiltrano acque ricche di minerali che, nel corso di migliaia di anni, vanno a cristallizzare strato dopo strato.
Le spaccature interne – quelle che danno vita alle caratteristiche “septa” – nascono molto probabilmente da fenomeni di ritiro e disidratazione dei materiali interni. La fotografia che ho realizzato cerca proprio di evocare questo lento respiro della Terra.
Un Legame Personale con la Terra
Fotografare questa geode mi ha riportato a quando, da bambino, frugavo tra le pietre del giardino di mio nonno, nella speranza di trovare qualcosa di prezioso. Non sapevo ancora dare un nome a quelle emozioni, ma già sentivo che la Terra custodiva segreti che valeva la pena scoprire.
Quella curiosità non mi ha mai lasciato. Oggi, come fotografo, cerco quei segreti negli oggetti più umili. E quando trovo una geode settaria, so di avere tra le mani qualcosa che merita rispetto, studio e, perché no, un ritratto.
L’Appennino Tosco-Emiliano: Un Tesoro Nascosto
La mia collezione personale oggi supera i 1500 esemplari mineralogici. Una buona parte proviene dall’Appennino Tosco-Emiliano, una regione che è una vera miniera di meraviglie naturali.
Ricordo bene quando, sotto un sole cocente, trovai una fluorite dai colori iridescenti. O la volta in cui una pirite dalle sfaccettature dorate mi fece sentire come un cercatore d’oro.
Fotografare questi pezzi è come fermare il tempo, congelare un battito del cuore della Terra.
Più di una Semplice Raccolta
Collezionare minerali non è solo accumulare oggetti: è condividere storie.
Negli anni, ho partecipato a scambi con appassionati in tutto il mondo. Ogni incontro ha arricchito la mia collezione tanto quanto il mio spirito. È grazie a questi scambi che ho iniziato a vedere le pietre non solo come oggetti, ma come testimoni geologici e culturali.
E quando le fotografo, provo sempre a raccontarne l’anima, non solo la forma.
Conclusione: Un’Ode alla Terra
Questa geode settaria non è solo una pietra. È un poema silenzioso che racconta milioni di anni di storia geologica. Fotografarla è stato un atto di ascolto, un modo per onorare il tempo, la materia e l’energia della Terra.
Spero che questa immagine e queste parole abbiano acceso in voi una scintilla di meraviglia. La prossima volta che camminerete in montagna o lungo un sentiero dimenticato, guardate le rocce con occhi nuovi.
Magari troverete anche voi un piccolo scrigno della Terra, pronto a svelarvi il suo segreto.
Pietre del Drago: Galleria Fotografica







