Testo e immagini di Giuliano Domenichini
Tra Passione e Ossessione: Una Linea Sottile
Vi confesso un segreto: esiste una linea invisibile, sottilissima, tra l’amore per la pellicola e l’ossessione pura.
Te ne accorgi quando la tua borsa fotografica pesa il doppio… non per le fotocamere, ma per i rullini. Decine di rullini “per ogni evenienza”, come se stessi partendo per una spedizione artica. Eppure, puntualmente, finiscono. Non bastano mai. E allora capisci che non è solo una passione: è diventato un bisogno viscerale, una liturgia personale.

L’Estasi dello Scatto, l’Ansia dello Sviluppo
Ogni volta che impugno una vecchia reflex analogica, qualcosa cambia. Il tempo rallenta.
Sentire il click secco del meccanismo, caricare manualmente la pellicola, pensare ogni singolo scatto come se fosse l’ultimo… è un’esperienza meditativa. È fotografia nella sua forma più pura. Ogni inquadratura è una decisione ponderata, un piccolo atto di consapevolezza.
Ma poi arriva il momento della verità: lo sviluppo. Lì non si bara.
La Camera Oscura Casalinga: Fede, Follia e Chimica
Trasformare il bagno di casa oppure come me il ripostiglio in una camera oscura? Follia pura, d’accordo. Ma anche un atto di fede.
Nel buio più totale, guidati solo dalla luce rossa della lampada di sicurezza, maneggiamo chimici dai nomi misteriosi come riti arcani. Ogni movimento è carico di attenzione. Ogni errore può essere fatale. Il graffio sul negativo, la pellicola velata, l’ombra non prevista… ogni evenienza è una minaccia.
Ma è anche il momento più magico. Dove la fotografia non è più solo immagine: è alchimia.

Il Rito della Stampa: Tra Luce Rossa e Mani Sporche
Poi arriva la fase finale: la stampa. Il passaggio che trasforma il negativo in un’opera finita.
Davanti all’ingranditore, il tempo sembra sospeso. Si lavora centimetro per centimetro, calibrando esposizioni, bruciature e mascherature. Il contrasto perfetto non è mai garantito, ma quando arriva… lo senti.
Ogni stampa è un originale. Un pezzo irripetibile. Un frammento del tuo sguardo e della tua dedizione. Qui, la fotografia diventa veramente tua.

Il Collezionismo Involontario: Negativi Ovunque
E poi ci sono loro: i negativi. All’inizio li conservi con ordine. Poi con criterio. Poi… ovunque.
Scatole su scatole, classificatori, buste con date scritte a matita. Invadono ogni angolo della casa. Gli amici iniziano a guardarti con sospetto. Ti chiedono se “hai mai pensato di parlarne con qualcuno”. Ma come fai a spiegare che ogni singolo negativo è un pezzo della tua memoria visiva?

La Magia Ineffabile dell’Analogico
Perché continuo a fare tutto questo? Perché, nonostante la fatica, le notti in camera oscura, i litri di chimici e le ore passate su ogni stampa, la fotografia analogica è l’unica che riesce davvero a raccontare.
È un atto di resistenza contro l’effimero. Una dichiarazione di lentezza, autenticità e dedizione. Non esistono filtri, preset o secondi tentativi. Esiste solo il momento. E il processo.
L’Orgoglio della Creazione Manuale
Quando finalmente tengo tra le mani una stampa fatta interamente da me, so di avere creato qualcosa di unico.
È fisica, viva, imperfetta. Ha peso, consistenza, odore. Ogni sbavatura, ogni impercettibile granello racconta una storia: la mia. Quella di chi ha scelto di fare fotografia con le mani, non con le app.
Il Fascino della Sospensione: Aspettare per Vedere
E poi c’è l’attesa. L’ingrediente dimenticato dalla fotografia moderna.
Aspettare lo sviluppo, non sapere se quello scatto che hai tanto amato verrà fuori come speravi. A volte sì. A volte no. Ma è proprio in quell’incertezza che nasce il vero incanto: un errore diventa un capolavoro oppure molto più spesso, una fotografia “sbagliata” che comunque ti sorprende. La pellicola ti insegna ad accettare, a scoprire, a lasciarti stupire.
Una Guerra Meravigliosa
Sì, la pellicola è una guerra. Una guerra fatta di tempi, esposizioni, bagni di sviluppo e stampe infinite. Una battaglia lenta, imperfetta, reale.
Ma per noi, analogisti irriducibili, è una guerra bellissima. Perché quando guardiamo le nostre stampe, le tocchiamo con le mani, le appendiamo al muro… sappiamo che lì dentro c’è la verità.
La verità di una fotografia vera, fatta con amore, pazienza e tanta ostinazione.
E i rullini? Continueranno a finire. A moltiplicarsi. A invadere i nostri spazi.
Ma forse, in fondo, è proprio questo il bello.





