Un incontro curioso in cui ognuno sostiene ciò che può.
La normalità somiglia spesso a una posa mal riuscita.

Ci sono momenti in cui la vita si presenta così, senza avvisi: qualcuno fermo, qualcuno piegato, entrambi trattenuti in un equilibrio precario che si finge naturale. È il teatro quotidiano, dove ognuno sostiene ciò che può e il resto lo lascia cadere a terra, sperando che nessuno se ne accorga.
La scena ricorda quanto siamo bravi a fare finta che tutto proceda diritto, anche quando dentro di noi qualcosa si spezza o si torce. Ci muoviamo nello spazio pubblico come creature addestrate a non cedere, a mantenere una forma, una postura, un’idea di ordine che raramente ci appartiene davvero.


E mentre il mondo intorno continua a scorrere, noi restiamo prigionieri dei nostri piccoli aggiustamenti, delle pieghe storte della giornata, delle stanchezze che non sappiamo nominare. È in questi frammenti che la realtà si rivela: imperfetta, disallineata, ironicamente sincera.
Forse la condizione umana è tutta qui, in questo tentativo goffo e coraggioso di salvare la faccia mentre cerchiamo di raccogliere ciò che abbiamo perso per strada.
Alla fine, ciò che conta non è mai la postura, ma la capacità di restare.

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