Quello che si vede in queste fotografie è una martora. La precisazione è necessaria, perché martora e faina vengono spesso confuse, ma indicano animali diversi per habitat, comportamento e rapporto con l’uomo. La martora è un mustelide legato al bosco vero, continuo, poco disturbato. Non è una specie che vive stabilmente a contatto con edifici o strutture umane.

Le immagini che accompagnano questo articolo sono state scattate alle pendici del Monte Ventasso, in un’area appenninica dove il bosco mantiene ancora una struttura compatta. Faggete, castagneti, zone miste e sottobosco fitto creano un ambiente adatto a un animale che basa la propria sopravvivenza sulla copertura e sulla possibilità di muoversi senza essere visto. La martora non è un’assenza rara, ma una presenza discreta. C’è, ma difficilmente si mostra.

Riconoscere una martora senza ambiguità

La martora ha un corpo allungato e flessibile, arti proporzionati al movimento tra i rami e una coda lunga e folta che usa come bilanciamento. Il mantello è bruno scuro, con una macchia pettorale giallastra, compatta e ben definita, elemento chiave per distinguerla dalla faina. Il muso è affilato, le orecchie arrotondate.

È un animale costruito per l’arrampicata e per lo spostamento sopraelevato. La sua anatomia riflette una vita che si svolge in gran parte nel bosco, non al suolo e non in prossimità dell’uomo.

Habitat: continuità forestale

Alle pendici del Monte Ventasso la martora trova ciò di cui ha bisogno: bosco continuo, copertura, alberi maturi e tranquillità. Utilizza cavità naturali, tronchi cavi e vecchi nidi come rifugi temporanei. Non scava tane e non modifica l’ambiente, ma sfrutta ciò che esiste già.

La martora evita le aree troppo frammentate. Dove il bosco si interrompe in modo netto o lascia spazio a insediamenti frequenti, tende a scomparire. La sua presenza è quindi un buon indicatore della qualità e della continuità dell’ambiente forestale.

Alimentazione: predatore opportunista del bosco

La dieta della martora è varia ma legata alle risorse forestali. Si nutre principalmente di:

  • piccoli mammiferi
  • uccelli e nidiacei
  • insetti e altri invertebrati
  • frutti di bosco stagionali

Può consumare uova se ne ha occasione, ma non è un animale che frequenta abitualmente i pollai. Eventuali incursioni sono episodiche e legate alla vicinanza immediata del bosco. Non basa la propria sopravvivenza su risorse fornite dall’uomo.

La sua alimentazione segue la stagionalità e la disponibilità, senza dipendere da ambienti antropizzati.

Comportamento e spostamenti

La martora è solitaria e territoriale. Si muove soprattutto nelle ore notturne e nelle prime fasi del mattino. Segue percorsi abituali, spesso sopraelevati, sfruttando rami e alberi come vere e proprie vie di collegamento.

È un animale estremamente prudente. Al minimo disturbo modifica i propri movimenti e può abbandonare un’area anche per lunghi periodi.

Fotografarla: presenza, non ricerca dell’incontro

Queste fotografie non sono frutto di un incontro casuale. Fotografare una martora significa frequentare lo stesso ambiente a lungo, osservare senza forzare e accettare molte uscite senza risultati. Non è un animale che si lascia avvicinare e non offre seconde possibilità.

Non c’è costruzione della scena. Non c’è richiamo. Se la martora compare per pochi secondi, quello è tutto il tempo concesso.

In questo contesto la fotografia non serve a interpretare l’animale, ma a documentarne l’esistenza in un luogo preciso e in un momento preciso.

La martora non è un simbolo e non ha bisogno di esserlo. È un predatore efficiente, riservato, strettamente legato al bosco. Alle pendici del Monte Ventasso sopravvive dove l’ambiente rimane integro e continuo.

Fotografarla significa accettare la sua discrezione, lavorare sul tempo e sulla conoscenza del territorio. Senza retorica. Senza narrazione costruita. Solo osservazione e rispetto per una presenza reale, che non cerca visibilità.

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