Avevo già scritto l’articolo prima di scattare la terza foto. Succede più spesso di quanto un fotografo sia disposto ad ammettere. Sabato scorso camminavo in Borgo Paggeria con la macchina al collo e nessun programma, che per fare street photography a Parma è la condizione migliore: questa città non ti viene incontro, devi inciamparci. Mi sono fermato davanti alla grande vetrina di un bar. Dentro, alcune persone sedute ai tavoli. Fuori, una bicicletta legata a un palo. Fin qui niente di speciale. Il problema è arrivato dopo, ed era mio.

Street photography a Parma, una bici fuori legge

La prima foto è quella larga, frontale. La facciata in pietra divide la scena in due: la strada in luce piatta, il locale come una scatola scura con le persone dentro. In primo piano due dissuasori neri e la bici, vecchia, con il portapacchi e la catena avvolta intorno al palo.

Il palo regge un cartello di divieto di sosta. Sotto, i simboli dei veicoli a cui si riferisce, tra cui una bicicletta. Qualcuno ha aggiunto un adesivo con scritto “Diffidati”. La bici è lì, legata esattamente al cartello che le vieta di essere lì. Dentro il bar, intanto, tutti sostano con pieno diritto, seduti, con il tulipano sul tavolo. La sosta è vietata solo a chi resta fuori.

Bicicletta legata a un palo con divieto di sosta davanti alla vetrina di un bar in Borgo Paggeria, Parma, in bianco e nero
Borgo Paggeria, Parma. La bici legata al cartello che le vieta di sostare.

Il giudizio arriva prima della messa a fuoco

A destra, nell’ultima porzione della vetrina, ho visto una donna con il velo e il telefono in mano. Da dove ero sembrava seduta da sola. È bastato quel dettaglio: la mia testa ha preso un velo e un tavolo e ci ha costruito sopra un articolo intero sull’integrazione, con la tesi pronta e il titolo già scritto. Mancava solo una foto che mi desse ragione.

La velocità non riguarda soltanto lo scorrere dei social. Riguarda il modo in cui guardiamo. Si decide prima di vedere, poi si cerca l’immagine che conferma. Esattamente il tipo di fotografia che dico di non fare.

Persone sedute ai tavoli di un bar viste attraverso una vetrina, con il riflesso del fotografo sulla schiena di un uomo
Il vetro restituisce tutto, anche chi fotografa.

Fotografare attraverso una vetrina

Così mi sono avvicinato. Fotografare attraverso una vetrina significa accettare che il vetro lavori con te, e a volte contro di te. Restituisce la strada, la luce, i palazzi di fronte. Nella seconda foto si legge un “26/C” al contrario sul pilastro interno, probabilmente il civico di un edificio di fronte rimbalzato dentro il locale. In basso a sinistra c’è il riflesso della bici e di un dissuasore.

E poi ci sono io. Sulla schiena dell’uomo con la polo si vede la mia sagoma con la macchina davanti alla faccia, stampata sopra uno sconosciuto. Lavoro come contributor Adobe per l’intelligenza artificiale generativa: so benissimo che un riflesso così sparisce in pochi secondi. L’ho lasciato. Era la prova più onesta di dove mi trovavo e di cosa stavo facendo.

Street photography a Parma, vista da vicino

L’ultima foto è verticale, stretta sul tavolo di destra. Sul legno, un tulipano bianco infilato in una bottiglia di rum che fa da vaso, un portatovaglioli, due borse piegate una sull’altra. Lei guarda il telefono e ne tiene un altro nell’altra mano. Doveva essere lo scatto della prova, quello che dava ragione alla mia tesi. Invece, guardando meglio la sala, ho capito come stavano le cose: non era un tavolo isolato, era l’estremità dello stesso gruppo.

Non era sola. Era seduta un tavolo più in là, che è una distanza da bar, non da sociologia. I due uomini parlavano tra loro, e la donna con gli occhiali, seduta dietro di loro, era la più vicina a lei. Un sabato qualunque in un bar del centro. L’unico fuori posto nella scena ero io, con un articolo già scritto e nessuna foto per sostenerlo.

Non pretendo che una foto risolva questioni più grandi di un tavolo. Però la fotografia, se non la pieghi, ti corregge. Ferma quello che c’è adesso, non quello che avevi deciso di trovare.

La tesi l’ho lasciata in Borgo Paggeria, legata al palo insieme alla bici.

Donna con velo e abito a foglie bianche seduta al tavolo di un bar con il telefono, accanto a un uomo in maglia chiara
Da vicino, la scena era un’altra.

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